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Statistiche incidenti mortali sul lavoro biennio 2010-2011

La sensibilizzazione per la Sicurezza e Salute nei luoghi di Lavoro non sembra offrire i risultati auspicati, poiché nell’anno 2011 il numero degli incidenti mortali è stato superiore rispetto al 2010, con un incremento pari al 5,1%.

In termini di dati, nel 2011 si sono contati 553 incidenti mortali mentre nel 2010 se ne sono registrati 526.

La maglia nera per gli incidenti mortali se l’è aggiudicata la Lombardia (72 incidenti), a seguire Piemonte ed Emilia Romagna (49), Veneto (45), Toscana (40), Campania (39). In coda anche la Sicilia (36), il Lazio (35) e la Puglia (33).

Il settore più falcidiato da questa piaga è stato senz’altro quello dell’agricoltura, che presenta un 39,6 % degli incidenti mortali totali. Il dato non è incoraggiante se si considera che la stima dell’anno 2010 si era fermata al 34,6 %.

Un altro settore particolarmente macchiato dagli incidenti è quello delle costruzioni, con il 22,2% sul totale nazionale dichiarato, ma è necessario sottolineare come il dato sia in forte calo rispetto all’anno 2010, nel quale si era superato abbondantemente il 28%. Particolarmente preoccupanti sono i dati che riguardano il fenomeno infortunistico dei giovani lavoratori, dai 15 ai 24 anni. È stato riscontrato che tali soggetti hanno il 62% in più di possibilità di subire un infortunio/incidente mortale rispetto ai lavoratori nella fascia compresa tra 25-44 anni.

Questo inquietante dato deve essere fonte di riflessione ed analisi, in quanto questi lavoratori dipendono totalmente da preposti e datori di lavoro, che diventano a tutti gli effetti i giudici ed i responsabili delle sorti dei sopracitati soggetti.

In termini numerici, la zona più colpita è stata il centro del Paese con 188 casi rispetto ai 145 registrati nel 2010.

La causa principale degli incidenti consiste nella caduta dall’alto (24,2%), seguita dal ribaltamento di un mezzo lavorativo (21,9%) e la caduta di oggetti pesanti (17,7%).

Il lavoro da svolgere è ancora lungo, e riguarda soprattutto la cultura della sicurezza e la metodologia del lavoro. Il “lavorare in sicurezza” dev’essere parte integrante del processo lavorativo ma non un mero obbligo legislativo né tantomeno uno strumento di rivalsa sindacale. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un accrescimento culturale delle figure coinvolte, ed una rivoluzione del concetto di lavoro in termini di benessere sociale.

L’esimersi da questo improrogabile impegno non farà altro che causare, negli anni a venire, un incremento dei costi della sicurezza in termini economici e di vite umane a rischio.

Le strade più immediate da percorrere consistono nella formazione e nella comunicazione a tutti i livelli, all’interno ed all’esterno delle organizzazioni. Come per ogni rivoluzione sociale, è fondamentale che l’ambiente in cui il processo si svolge sia favorevole allo sviluppo di questo tipo di mentalità.

Lavorare per raggiungere questo traguardo deve essere l’intento di tutte le figure che operano nell’ambito della Sicurezza sul Lavoro, dal Legislatore ai DdL, dai consulenti ai lavoratori stessi.

 

 

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Il 17/02/2012